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Molte persone pensano che la qualità della loro vita dipenda da fattori esterni: la casa o l'automobile di lusso, la TV al plasma, colleghi di lavoro ed amici sempre cordiali, e tante altre cose. Al loro malessere trovano delle cause esterne: "è il mio collega arrogante, sono le bollette da pagare", ecc.
Questo atteggiamento è basato sulla convinzione che il nostro stato interiore, la nostra felicità e la nostra infelicità, siano determinati da ciò che ci accade. In questa prospettiva non siamo padroni della nostra vita.
Prendere le redini della propria vita comincia col riconoscere che siamo padroni delle nostre emozioni, del nostro modo di reagire agli eventi.
Il percorso di crescita personale dell'Accademia dell'Intelligenza Emotiva consente di esplorare e comprendere come funziona la mente e come essa impara a reagire alle circostanze.
Insegna una serie di strategie mentali per rendere automatiche le emozioni positive, per far emergere le risorse anche nelle situazioni di difficoltà.
Il direttore scientifico dell'Accademia, Dott. Andrea Magnani, sostiene che: "Non importa quale stato di equilibrio tu abbia raggiunto, la vita è un sistema aperto che porta dentro continui stimoli, anche quelli dolorosi. Ma se è vero che gli eventi possono influire sulle tue emozioni, è anche vero che la qualità delle tue emozioni determina la qualità dell'influenza che hai sul mondo".
A chi non è capitato di trovarsi di fronte ad un'occasione importante e non avere lo stato emotivo adeguato alla situazione? Un esame, il colloquio che sognavamo da una vita, un appuntamento galante, un chiarimento tra amici. Quando ci sentiamo sicuri, quando siamo forti, quando abbiamo un atteggiamento positivo ed entusiastico, le difficoltà ci sembrano più piccole e le superiamo con maggiore facilità e anche l'influenza che abbiamo sull'esterno e sugli altri è maggiore.
Perciò la capacità di gestire gli stati emotivi è fondamentale per realizzare i nostri desideri.
Obiettivi motivanti
Spesso le persone non raggiungono i propri obiettivi perché questi non sono espressi in modo efficace. Ognuno ha certi obiettivi che considera più importanti. Questi corrispondono con l'intenzione più profonda e più vera di un individuo.
Proprio perché il percorso vuole offrire ai partecipanti un reale miglioramento, il punto di partenza è la definizione del sogno personale, quindi la realizzazione di un piano e come utilizzare le risorse personali al fine di raggiungerlo. Il metodo utilizza come supporto fondamentale la conoscenza delle strategie utilizzate dalle persone di successo nel formulare gli obiettivi.
Conoscere le proprie risorse e riconoscere i propri schemi limitanti
A volte non sappiamo come attivare le leve giuste dell'emotività dato che nessuno ci ha insegnato come farlo. Tutto parte dalla conoscenza di sé. Quanto tempo passiamo in una certa emozione piuttosto che in un'altra? Quali sono le nostre modalità prevalenti di pensiero? Quali sono gli schemi che tendiamo a ripetere nella nostra vita?
Sviluppando il programma andremo ad individuare sia ciò che vogliamo cambiare sia ciò che costituisce una risorsa e che ci permetterà di realizzare i nostri sogni.
Gestire le emozioni
R. Bandler definisce la Programmazione Neuro-Linguistica, uno dei metodi utilizzati nell'Accademia dell'Intelligenza Emotiva, come il manuale che non ci è stato fornito alla nascita, sul funzionamento del cervello. Questa prospettiva offre una visione profonda delle emozioni umane e di come possiamo utilizzarle profittevolmente, oppure in maniera disfunzionale.
La paura e la preoccupazione sono due emozioni che hanno una funzione fondamentale per la nostra vita: ci avvertono di un pericolo imminente. A volte però questo meccanismo benefico si inceppa, dando origine a reazioni dannose. Allo stesso modo, anche la frustrazione e il dolore hanno una funzione importante di 'riparazione' psicologica: esse consentono alle risorse mentali di riorganizzarsi in seguito a un evento negativo, una perdita, una delusione. Quando però sfuggono di mano, diventano emozioni molto debilitanti e non ci permettono di realizzare i nostri desideri. Così la rabbia e il risentimento hanno una funzione di base difensiva. Se non realizzate nel modo corretto, si ritorcono contro di noi e ci bloccano nella speranza, legandoci paradossalmente al carnefice.
La chiave per superare le emozioni disfunzionali è saper istruire la nostra mente a 'vedere' la realtà diversamente da come è abituata a farlo. Ognuno di noi ha già questi strumenti dentro di sé. Per molte persone questo passaggio avviene quando, passato del tempo, ci si distanzia dalla difficoltà e ci si ride sopra. Capendo come funziona la propria mente, possiamo creare questo effetto istantaneamente, senza dover attendere che sia il tempo a porre un rimedio.
Superare i propri schemi limitanti
Ognuno di noi ha delle parti oscure con le quali ogni tanto si deve confrontare. Ognuno di noi si trova ad osservare se stesso, in certi momenti della vita, come se si trattasse di un estraneo e si dice: "Ma perché mi comporto così?". Infatti, la conoscenza razionale è solo un aspetto che concorre a creare la nostra personalità, di cui fanno parte anche le tendenze inconsce a mettere in atto determinati comportamenti. A volte sappiamo che una cosa non andrebbe fatta, eppure "è più forte di noi".
In questi casi è un po' come se una parte di noi vivesse di vita propria: se la si cerca di nascondere, essa si presenta con ancora più forza.
Alcuni schemi d'azione sono poi decisamente limitanti per noi stessi e per gli altri e ci portano ad ottenere risultati disfunzionali come rovinare relazioni importanti ed abbassare il nostro livello di autostima.
In questi casi si può apprendere come stabilire una diversa comunicazione con se stessi e come dare a quella parte di sé nuove alternative di pensiero, emotive e di comportamento.
Autostima e autorealizzazione
"Ciò che realizzi è lo specchio di chi sei. Al tempo stesso ciò che riesci a realizzare è l'espressione di quanto in verità ti stimi" (Andrea Magnani).
Non è possibile auto-realizzarsi ed essere condottieri di se stessi se si è prigionieri di dinamiche di competizione, del dover dimostrare di essere migliori degli altri. Non si può costruire una relazione sincera e vera se nel profondo dell'animo echeggia la paura di non essere all'altezza, di non essere accettato, di essere escluso e abbandonato.
La vera autostima non è quella che si può dire a parole: tutti abbiamo incontrato persone che si autocelebravano e abbiamo avuto l'impressione che in realtà fossero insicure. La vera autostima è una sensazione profonda di essere 'ok', una certezza di fondo che dipende dal modo in cui abbiamo vissuto i fatti della nostra vita e che non ha bisogno di alcuna conferma.
Quante volte siamo consapevoli che la realizzazione di un nostro obiettivo dipende dalla nostra abilità a convincere gli altri? Anche nelle piccole cose, come convincere un'amica a venire al cinema, si mostra la nostra capacità di affascinare, di rendere attraente un'idea, un oggetto, un progetto.
Essere efficaci nella comunicazione non riguarda solo convincere qualcuno a fare ciò che noi desideriamo. Significa anche bilanciare il rispetto per le proprie esigenze con la realizzazione di rapporti duraturi e gratificanti.
Quali sono le basi su cui costruire relazioni di fiducia e di rispetto?
Saper trovare il giusto equilibrio tra la propria libertà e quella degli altri e il modo per esprimere liberamente se stessi nelle relazioni con gli altri.
Molte persone in realtà sono condizionate dal timore di essere giudicate. Anche se superficialmente si raccontano che il giudizio degli altri non è importante, in realtà la maggior parte delle persone vive chiedendosi: "Sarà giusto questo? Cosa penseranno di me?"
Quando questa paura diventa sovrana, non sono più libere di godere della propria spontaneità, smettono di comportarsi come realmente vorrebbero, si privano degli istintivi piaceri della vita. Una volta superata la paura, diventa semplice farsi rispettare per quello che si è.
Essere efficaci nella comunicazione significa anche apprendere la leadership.
Si potrebbe pensare che essere capace di guidare, essere leader, sia un'abilità che riguardi manager e uomini di potere. In realtà, ognuno ha l'occasione di esercitare questa funzione in qualche aspetto della vita: si è leader come genitori, come insegnanti, lo si è nei confronti di un amico in difficoltà. In altre parole il Leader è colui che riesce a risvegliare nell'interlocutore l'amore per sé, per la propria individualità e la fiducia di poter realizzare i propri sogni.
Comprendere il proprio modo di relazionarsi
Conoscere se stessi nel proprio modo di vedere gli altri, capire quali sono gli stereotipi nei quali cadiamo, le aspettative che proiettiamo inconsciamente sugli altri, questo ci permette di liberare le relazioni dalle "trappole". Inoltre evita anche a noi stessi di creare aspettative frustranti.
Comprendere l'altro
Il funzionamento di una relazione dipende in gran parte dalla capacità di capire ogni persona nel suo modo unico di esprimere se stessa. Se rinunciamo a questa comprensione otteniamo fraintendimenti, tensioni, conflitti e abbandoni.
Il buon senso non è sufficiente poiché esso è il frutto dei condizionamenti che abbiamo ricevuto nel corso della nostra vita: la comprensione avviene nel momento in cui siamo in grado di cogliere ciò che la persona esprime attraverso le sue parole e i suoi comportamenti.Acquisendo questi strumenti si può aumentare il rispetto per le esigenze di ognuno all'interno della relazione.
Comunicare in modo persuasivo, seduttivo, coinvolgente
Alcune persone credono che, per convincere, si debba forzare l'altra persona quasi contro la sua volontà. In realtà, l'unico modo veramente vincente di essere persuasivi consiste nel fare in modo che la propria proposta consenta a se stessi ed all'altro di ottenere ciò che veramente si desidera. Bisogna scoprire quali sono le parole che attraggono la sua attenzione, le immagini che lo inebriano, gli atteggiamenti che lo conquistano. Perciò la persuasione si basa sulla conoscenza dell'altro e sulla capacità di modulare la propria comunicazione in modo efficace a seconda di tempo, luogo e circostanze.
Risolvere i conflitti e le tensioni nascoste nelle relazioni
In una relazione ciò che è più devastante è la "guerra fredda", ossia la presenza di tensioni tenute sotto controllo, di vecchi rancori mai manifestati pienamente. Molte persone vivono questa situazione anche nelle relazioni professionali coi colleghi e sanno cosa significa agire in modo controllato, soppesando le parole per paura di generare ostilità.
La tensione in questo modo aumenta sempre più, rendendo la vita insostenibile.
Del resto l'idea che "sfogarsi faccia bene" è soltanto una leggenda: tutti sappiamo che, se ti metti a urlare al tuo collega, questo genera in lui l'occasione per aprire una controffensiva. Non basta dire che bisogna comunicare, in questi casi delicati esistono tecniche ben precise per gestire il conflitto e aprire nuove prospettive di collaborazione e convivenza.
L'arte della negoziazione
Donare e ricevere sono due momenti di gioia che possono coesistere. Molto spesso le persone pensano che, se danno un vantaggio a qualcun altro, automaticamente perdono qualcosa. Questo è un pensiero infantile che ereditiamo da una fase precoce del nostro sviluppo e che non corrisponde a verità. Ogni volta che soddisfiamo un'esigenza di qualcuno, possiamo soddisfarne una nostra.
Un po' come quando andiamo in vacanza col partner: entrambi ne riceviamo un dono.
A volte però non è evidente come si possa realizzare una soddisfazione totale di entrambe le parti e questo è uno dei motivi principali per cui nascono i conflitti.
Esistono delle conoscenze che ci permettono di superare questo ostacolo. Si tratta delle stesse strategie utilizzate dai professionisti della negoziazione e della mediazione, grazie ai quali è possibile trovare soluzioni vincenti per entrambe le parti.

